Fabio Lorenzini
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Ancora sull’emendamento Fava

L’emendamento Fava per risolvere il problema “violazione dei diritti d’autore” ne crea uno infinitamente più grande e che riguarda la libertà di espressione dei cittadini.

Sono socio di un piccolo provider di servizi internet, quindi conosco entrambe le facce della medaglia: quella dell’utente internet 2.0 che crea contenuti e li condivide sui propri siti e social network e quella dell’ISP.

Se ad un provider viene chiesto di rimuovere dei contenuti o bloccare un sito, questo non può certo assumersi l’onere, i costi e la responsabilità di verificare la veridicità della segnalazione, specialmente se poi esso stesso può essere citato in giudizio per il reato ipotizzato.
Il provider, grosso o piccolo che sia, rimuoverà il contenuto o bloccherà il sito senza verifiche ulteriori. Questo può essere un modo efficace per evitare violazioni dei diritti d’autore, ma il vero problema è: chi può fare la segnalazione?
L’emendamento dice: “tutti i soggetti interessati”. Cioè io, provider, devo bloccare un sito di un mio cliente perchè un soggetto terzo me lo richiede. E se questo soggetto me lo chiedesse per scopi diversi dalla violazione del diritto d’autore? Se volesse solo rimuovere contenuti o informazioni che ritiene scomodi?
A beh, per questo basta aspettare che il giudice emetta la sua sentenza a sfavore della diffida, ma intanto abbiamo bloccato la libertà di espressione di un individuo per qualche mese o anno.

Temo che gli interessi dietro a questo emendamento vadano ben oltre “gli interessi economici dei fornitori di servizi di rete”, come afferma invece Fava.

Come dice Guido Scorza a riguardo:

In sintesi si sta, per un verso, ipotizzando di privatizzare la giustizia consentendo a chiunque di ottenere la rimozione di un contenuto dallo spazio pubblico telematico senza neppure passare da un Giudice, semplicemente minacciando un fornitore di hosting di un’eventuale azione di responsabilità e, per altro verso, si sta subdolamente, cercando di porre a carico dei fornitori di hosting un obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti, trasformandoli in sceriffi della Rete, ruolo che non gli compete e che – come, ormai, universalmente accettato in ambito europeo – è bene non abbiano.

  1. postato da bab80